Chiesa di S. Caterina da Siena, Napoli
Tra Napoli e Firenze





Elena Cecchi Fedi soprano
Carlo Ipata flauto e direzione
Daniela Godio violino
Raul Orellana violino
Teresa Ceccato viola
Alessandro Palmeri violoncello
Francesco Tomei contrabbasso
Heilke Wulff viola da braccio
Francesco Romano tiorba
Daniele Boccaccio clavicembalo
Introduzione a cura del dott. Stefano Aresi
Tra Napoli e Firenze
Gennaro Rava
Seconda metà XVIII sec
Concerto per traverso, due violini e basso
Allegro, Largo, Spiritoso
Antonio Veracini
Firenze 1659 - Firenze 1733
Sonata a 3 n°I op. 1
Grave, Allegro, Largo, Presto
Sonata a 3 n°IV op. 1
Adagio-presto, Vivace-canzona, Vivace
Niccolò Jommelli
Aversa 11 settembre 1714 – Napoli 25 agosto 1774
Concerto per traverso, due violini e basso
Allegro, Largo, Allegro
***
Antonio Veracini
Sonata a 3 n°VI op. 1
Largo, Vivace, Largo, Vivace,
Antonio Palella
Napoli 1692 – 1761
Concerto per traverso, due violini e basso
Andante amoroso e staccato, Allegro spiritoso, Adagio Presto
Niccolò Porpora
Napoli 17 agosto 1686 – Napoli 3 marzo 1768
Or che d’orrido Verno
Cantata per soprano, traverso, violini, violetta e basso
Sinfonia, Recitativo, Aria Lungi dal ben che s’ama, Recitativo, Aria Nocchier che mira
AuserMusici presenta una nuova produzione dedicata ai Concerti per Traverso di alcuni compositori napoletani della prima metà del XVIII secolo e alle primissime trio-sonate del fiorentino Antonio Veracini.
La ricerca condotta da AuserMusici negli ultimi tre anni ha infatti permesso di ridefinire il ruolo del flauto traverso nel repertorio strumentale e vocale così come veniva inteso dai compositori della cosiddetta scuola napoletana.
Se si pensa che solitamente l’organico napoletano escludeva la viola dagli ensemble di archi, è sorprendente scoprire quanti fossero compositori che scrivevano concerti per flauto traverso (tra cui possiamo citare Papa, Prota, De Micco, Piazza, Balduino, Rava, Caputi, Di Majo). L’intero materiale raccolto durante questa ricerca mostra dunque chiaramente che i concerti finora noti di Pergolesi (la cui autenticità è tuttora oggetto di accertamento), di Leo e del più tardo Cecere, non costituiscono altro che la proverbiale punta dell’iceberg.
Gennaro Ravafu insegnante di oboe e di flauto alla Pietà dei Turchini, uno dei quattro famosi Conservatori napoletani, dal 1778 al 1779, anno della sua morte.
Il Concerto qui presentato è scritto nella patetica tonalità di si minore, ma con il suo forte impianto ritmico (elemento comune a tutti i Concerti) ben caratterizzato fin dall’incipit.
Di Jommelli verrà eseguito uno dei due concerti scritti dal compositore per traversiere.
Incastonato fra i due movimenti veloci che non mancano di passaggi di bravura, trova posto un bellissimo movimento lento con una particolare scrittura di accompagnamento dei violini e una serie di abbellimenti scritti nella ripresa della parte del flauto.
Antonio Palella apparteneva ad una famiglia di musicisti che dalla fine del XVII fino al XIX secolo produsse intere generazioni di compositori, cantanti e musicisti.
Antonio divenne estremamente celebre come compositore di Opere ed Intermezzi buffi; di derivazione sicuramente teatrale è infatti la scrittura che Palella affida al flauto, D’altro canto, la raffinata e insieme impetuosa e virtuosistica composizione di questi Concerti mostra inequivocabilmente che il compositore aveva una profonda conoscenza delle possibilità espressive offerte dal flauto traverso per creare musica di grande freschezza e qualità melodica.
Antonio Veracini(Firenze 1659 - Firenze 1733) nacque a Firenze nel 1659 da Francesco di Niccolò, stimato violinista dal quale Antonio fu avviato alla pratica dello strumento e allo studio della composizione, proseguiti con ogni probabilità attraverso un periodo di perfezionamento su cui, tuttavia, mancano notizie attendibili. Delle sue numerose composizioni sopravvivono soltanto le edizioni a stampa della musica per violino, ossia le Sonate opp. 1, 2 e 3, in cui non mancano tratti di originalità rispetto alle convenienze dell’epoca, soprattutto nella struttura delle frasi, rese insolitamente lunghe tramite inattesi ritardi in corrispondenza delle cadenze, nell’ampio contorno e nella tenerezza delle melodie, spesso di prim’ordine, benché qua e là l’autore ricorra ancora all’impiego di ritmi energici di fanfara e di temi accordali (fondati sulla spezzatura dell’accordo). Si spiega così il commento sull’arte violinistica di Antonio e del più celebre nipote Francesco Maria Veracini serbato nel ricordo di un contemporaneo (l’organista della cattedrale di Firenze Giovanni Maria Casini), secondo il quale “il cuore, oltr’alla bravura, guidava et accompagnava le dita e l’arco di que’ virtuosi”.
Or che d'orrido Vernoè tra le pagine migliori scritte da Porpora nel campo della cantata da camera. Di non sicura datazione, potrebbe essere nata in ambiente napoletano o veneziano (fors'anche a Dresda) tra gli anni 25/30 e la fine degli anni '40 del secolo. Dotata di una sinfonia bipartita, prevede un ruolo particolarmente brillante sia per la voce (garantito soprattutto dall'aria di tempesta finale) che per il flauto traverso concertante (si ascolti semplicemente il primo movimento della Sinfonia). In entrambi i numeri chiusi della cantata, comunque, è evidente un raffinato gioco di richiami tra voce, strumento solista e accompagnamento degli archi: un tratto, questo, assai caratteristico del compositore, esemplare qui in Lungi dal ben che s'ama.
Carlo Ipata
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Santa Caterina si trova nel cuore di Napoli ed è molto semplice arrivarci.
Funicolare Centrale fermata Corso Vittorio Emanuele.
La fermata della Metro Linea 2 più vicina è Montesanto.